Rossi contro Blu II
Posted in Battaglie on ott 15th, 2004
pensieri e opere
Posted in Battaglie on ott 15th, 2004
Posted in Battaglie on giu 12th, 2004
Posted in Testi Critici on apr 11th, 2004
La guerra annienta i popoli, le battaglie sfigurano i volti. La guerra di Fausto è la grande battaglia di un’armata senza volti. I “rossi” indossano lo sciaccò della fanteria di prima linea, con il soggólo metallico, la visiera nera e il pompon sopra la coccarda. I “blu” hanno il berrettone di pelo e lo svettante piumetto dei granatieri di Francia. Le due armate si fronteggiano con il moschetto a baionetta inastata. Nessuna delle due porta la sciabola nella tracolla di cuoio bianco.Non ci sono batterie di cannoni né cariche di cavalleria. Assenti sono i generali e i marescialli; non si vedono né imperatori, né duchi. Solo soldati semplici che sfilano da sinistra a destra, o si fronteggiano a coppie, barba contro barba.
Improvvisamente la marcia è rotta, si prepara lo scontro. Si apre un varco, e l’incedere dei guerrieri si arresta di fronte alla sorprendente varietà della morte. Tutto si compie con indifferenza, senza agitazione. E’ così semplice: uno è in piedi, lotta ed è vivo; l’altro indietreggia, cade ed è morto.
I soldati escono da un foglio e rientrano in un altro, guidati solo dall’ horror vacui. Marciano allineati, sotto un cielo immoto e senza nuvole. Il campo di battaglia è liscio come lo scudo di un oplita, e piatto come lo spazio del mito. L’incedere è senza fragore e il cadere senza lamenti. I volti sono ciechi, le mani non afferrano, le bandiere non indicano.
Per Carl von Klausewitz il nemico non si vince, si annienta. Invece i soldati senza volto di Fausto sfilano verso una guerra fatta di rinvii e attese. Una guerra che trattiene la violenza sulla superficie del foglio e la strappa dalla mente per gettarla nell’eterno sacrificio da cui nascono gli dei.
Quello di Fausto è un combattimento immobile, davanti a un cielo vuoto e senza dei. Come in una litania, le truppe ritornano sempre di fronte al loro comandante per rifare l’appello: guadagnano tempo alla vita e si preparano ai fulgori della gloria. E come nella tragedia, la vittima è immolata a colpi di parole. Parole che Fausto ritma con note acuminate sul pentagramma della sua vita. Su quelle note ribattute, accade che improvvisamente uno di quei soldati esca dalla fila, avanzi verso di noi, e dica: “io sono Fausto”.
Posted in Battaglie on apr 8th, 2004
Posted in Parate on feb 3rd, 2004