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Monthly Archive for settembre, 2005

Battaglie e Parate hanno da sempre affascinato i bambini, che passerebbero intere giornate sdraiati per terra a cimentarsi in lotte (contro i nemici) o a far marciare in successioni ordinate ‘i nostri’. E si conosce molto bene il valore profondo che tali ‘giochi’ hanno sul mondo emotivo, ma anche cognitivo, dei bambini, sulle loro capacità di strutturare relazioni e di affrontare i conflitti internalizzandone le rappresentazioni. Cosicché è molto riduttivo pensare i soldatini come un passatempo infantile. Ed è vero che anche gli adulti difficilmente si sottraggono al loro fascino. Su battaglie e parate si potrebbe scrivere un trattato di psicologia.

Battaglie, poi Parate; la dimensione guerresca dei lavori pittorici di Fausto Rossi è immediata ed evidente. Davanti ad essi si resta colpiti profondamente, e non è possibile sottrarsi ad impressioni e riflessioni.

Le Battaglie, superfici di colore vivo, squillante come le trombe di una fanfara militare, rivelano da vicino una folla rutilante di figure stilizzate fino all’essenziale, ripetute innumerevoli volte fino ad occupare tutto lo spazio disponibile come tasselli modulari di un gioco per bambini.

Le figurine, pochissimo variate, si intrecciano in dinamismi diversi di corpi minaccianti e minacciati, che feriscono e sono feriti. L’ingenuità del tema (la battaglia) e degli elementi impegnati (soldatini) è solo apparente: l’esecuzione esprime la ricerca di una definizione quasi maniacale delle figure, eseguite con tecnica che non ammette ripensamenti, in un rigore assoluto della scansione dello spazio.

Il caos della battaglia (quella reale) è risolto e costretto in un ordine spaziale, temporale e coloristico che si propongono come assolutamente definitivi. Se pure nella parte centrale delle opere la rappresentazione pare sconvolgere lo spazio, con irruzioni e sconfinamenti degli opposi schieramenti, scoppi di proiettili, cedimenti delle prime linee, le truppe schierate sui confini del foglio restano ben organizzate, a definire con precisione la condizione manichea di tutti i conflitti.

Si lotta e si muore all’interno di un paradigma ordinato, concluso, come richiesto da una superiore esigenza che appare non solo e non tanto formale quanto profondamente intima e umana. Questa condizione paradossale che propone la lotta e la morte in un paradigma antinomico fra contenuto (drammatico) e contenente (ordinato e quasi giocoso) non è per nulla infantile e ingenua.

Ciò che si rappresenta è una guerra privata, tutta interna al mondo poetico e umano dell’autore, drammatica e angosciante, senza sbocchi se non nella proiezione su cartoncino. Questa può ben rappresentare il tentativo di regolare ed attenuare, nell’ordine formale ossessivamente ricreato, l’angosciosa consapevolezza dell’adulto di fronte al terrore che l’esistenza comporta.

Il passaggio al tea delle Parate, che ha seguito temporalmente le Battaglie, appare uno sviluppo sul piano estetico, ma anche un progresso su quello più intimo, una ulteriore tappa sul percorso personale dell’artista nell’affrontare il tema del conflitto.

Anche se la Parata ha un suo colorito guerresco, essa appare più serena e dispiegata sul versante intimo; e su quello estetico assume un aspetto meno concitato; il colore ha il sopravvento sulla dinamica dei corpi non più minacciosi né minaccianti, che divengono portatori di colore nelle bandiere spiegate. L’ordinata geometria non presenta più le drammatiche rotture al suo interno, il contaminarsi degli spazi da parte delle opposte fazioni. Non ci sono proprio più le fazioni: la componente guerresca, sottratta alle necessità della lotta, tenta di farsi spettacolo sul piano esterno; il corrispettivo intimo, mentale dell’autore potrebbe essere una condizione di maggiore serenità, di più pacata riflessione.

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